foto tratta da www.tenutacarbonara.com
IIl
sottobosco dei dolci regionali poveri in Italia è un giacimento
gastronomico eccezionale, che non si finisce mai di esplorare. In
questo post parliamo solo di alcuni dolci poveri tipici dell'autunno.
Sono dolci che non troverete né nei ristoranti né nelle
pasticcerie, ma solo nelle cucine fumose delle nonne e di chi dalle
nonne ha imparato le ricette della tradizione. Probabilmente li
trovate come noi nella memoria dell'infanzia.
Sùgoli
e sughetti
Si
tratta di una ricetta povera, a base di mosto non ancora fermentato,
che viene (o veniva?) preparata in tutta la penisola. Da “La cucina
e il territorio. Un'indagine sulla tradizione gastronomica del Lago
di Garda e del Monta Baldo”, a cura di Angelo Peretti, apprendiamo
che questa preparazione era già citata nel seicentesco “Brieve
racconto di tutte le radici, di tutte l’erbe e di tutti i frutti
che crudi in Italia si mangiano”.
Sul lago di Garda si chiamano “sùgoli”, nelle Marche invece
“sughetti” o “sciughetti”. La ricetta è semplicissima: al
mosto si aggiunge farina bianca e si fa sobbollire a lungo. Si lascia
raffreddare infine e si guarnisce con mandorle oppure noci, già
sgusciate. Si conservano a lungo e hanno l'aspetto e il sapore di una
gelatina di frutta (L'Italia dei dolci, Slow food Editore). Niente di
adatto a palati raffinati, ma lo zuccherino del mosto rende i
sughetti un piatto comunque appetibile soprattutto per i piccoli .
Cugini
dei sughetti sono i “savor” emiliani, mostarda d'uva che,
arricchita di pezzi di frutta di stagione disidratata e di canditi,
bolle a lungo per essere chiusa in vasetti ed essere poi mangiata con
svariate pietanze, tra cui pane, polenta, bollito e formaggi
(Dizionario delle cucine regionali italiane, Slow Food Editore).
Sapa
o saba
E'
sempre una preparazione a base di mosto ma il risultato è ben
diverso dai precedenti. Ne parla l'Artusi nel suo ormai storico “La
scienza in cucina e l'arte di mangiar bene”, al n.° 731. Si tratta
di uno “siroppo d'uva”, ricavato dalla bollitura del mosto non
fermentato e messo in bottiglia per fare sorbetti con la neve
invernale o condire cibi dolci (biscotti) e salati. E' una tradizione
che accomuna Romagna, Sardegna, Puglia, Calabria e Marche.
Cotognata
Non
comprate mele cotogne se non avete molto tempo a disposizione da
dedicare alla preparazione di una ricetta impegnativa come la
cotognata. Si cuociono le mele, si passano al setaccio, si fanno
cuocere ancora con zucchero in quantità equivalente al peso delle
mele. Ne esce fuori una gelatina ambrata dolce e molto gradevole, a
cui si può dare forma fantasiosa con apposite formine, o
semplicemente forme di cubetto. Si prepara anche questa in tutta
Italia (Dizionario delle cucine regionali italiane, Slow
Food Editore).

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