Per chi, come
noi di cremafritta, può dedicare poco tempo alla cucina, ogni ricetta
fuori dal tran tran quotidiano diventa un'avventura e una festa. Con
questa predisposizione d'animo, abbiamo scelto di cucinare, la
mattina di Natale, un classico del Sud Tirolo: lo strudel di mele.
La ricetta viene
da un libricino di piccolo formato (circa 10x10 cm!) comprato sul
posto anni fa: La cucina delle Dolomiti,
di Annelise Kompatscher, Ed. Athesia. Abbiamo apportato poche
varianti che vi indicheremo puntualmente.
Iniziamo
dagli ingredienti per la pasta: 250 g di farina 00, 1 uovo, una presa
di sale, 2 cucchiai d'olio, un bicchiere d'acqua. La preparazione non
si allontana molto da una comune pasta all'uovo per tagliatelle: su
una spianatoia o in un ampio recipiente (noi preferiamo il secondo),
si adagiano la farina setacciata (se non possedete lo strumento
apposito, va bene anche passarla in un colino a strette maglie, che
serve per cento usi!), il sale, l'uovo aperto e l'olio, con un po'
d'acqua che andrà aggiunta mano a mano che si procede impastando,
fino ad ottenere, dopo una vigorosa lavorazione, una bella palla
elastica. Ungiamo la palla e la mettiamo a riposare mentre ci
dedichiamo al ripieno.
Per
il ripieno occorrono un chilo di mele (la ricetta indica due chili...
a noi sono sembrati eccessivi). Quali mele scegliere? Noi abbiamo
utilizzato le profumate Golden dell'Alto Adige, ma la ricetta
suggerisce Gravenstein oppure Boskop. Mettete sul tavolo di lavoro
anche 50 g di pan grattato, 250 g di burro, 100 g di zucchero (noi
abbiamo usato quello di canna), cannella in polvere, la buccia di un
limone grattugiato, 50 g di uva sultanina (che abbiamo fatto
rinvenire in una scodella di acqua tiepida), 50 grammi di mandorle
(la ricetta originale indicava pinoli, ma dato che siamo in
Sicilia...).
Innanzitutto
ci siamo dedicati alle mele: sbucciate e tagliate a fettine sottili,
le abbiamo lasciate a bagno in una bacinella con acqua acidulata con
limone, per evitare che scurissero. Poi con 100 g di burro abbiamo
tostato il pan grattato. Infine abbiamo grattugiato il la scorza del
limone e tagliato grossolanamente le mandorle già sgusciate.
Torna
in scena la pasta: su un canovaccio fresco di bucato abbiamo steso
uno strato di farina e tirato la palla di pasta sottile, fino a poco
più di un millimetro di spessore. Ecco come appariva la nostra pasta
a questo punto.
Ora
viene il momento del ripieno: bagniamo la pasta con 50 g circa di
burro fuso e stendiamo le mele, l'uvetta scolata, le mandorle, lo
zucchero, la scorza di limone, infine la cannella in polvere. Ecco
come appariva la nostra “creatura” a questo punto.
Segue
l'azione più difficile: la chiusura dello strudel. Aiutandosi con il
canovaccio, si richiude la pasta su sé stessa, ripiegando i lembi.
Attenzione, la pasta così sottile si rompe facilmente! Infine, si
spennella il lato superiore dello strudel con 100 g circa di burro
fuso e si inforna a 180° nel forno ventilato. Il nostro risultato,
che vi mostriamo, ha spaventato qualche componente della famiglia!
Dopo
mezz'ora di cottura, il gioco è fatto. Estraete lo strudel dal forno
e cospargetelo di zucchero a velo (potete usare il colino milleusi di
cui sopra!). L'ideale è servire lo strudel ancora tiepido
accompagnato da panna (secondo la ricetta originale) oppure crema al
limone o, se siete coraggiosi, yogurt all'albicocca. Ecco le foto del
frutto del nostro lavoro. Ha avuto un discreto successo di pubblico.
Ritengo che questa sia una ricetta “casalinga” dello strudel
delle Dolomiti: in pasticceria ne troverete varianti con pasta più
morbida e ripieni più lavorati.




